Ciò che accade nella nostra vita è davvero inevitabile? Chi non ha mai desiderato di poter cambiare alcune parti della realtà che lo circonda? I Racconti Ucronici dimostrano che ciò è “possibile”, cioè è alla portata di tutti, se si ha una visione illimitata e un cuore puro. Ambientati a Palermo, i Racconti Ucronici narrano le cronache di un viaggio della fantasia. Esso inizia in una città reale, parte da dati storici e ad un certo punto imbocca una strada per un mondo “possibile”. Ognuno dei 10 racconti rivela la storia, spesso sconosciuta, di un luogo celebre o di un avvenimento unico. Nelle mani dell’autrice la Chimica Arenella, il Roney, il Viale delle Magnolie, il Festival Pop70, il Roosevelt… e persino la Liberazione si trasformano, cambiano le loro sorti risolutivamente, trasferendosi in un mondo alternativo e in un tempo deformato, costruito con naturalezza da eroi inconsapevoli.
L’AUTRICE: Angela Terrazzini, siciliana autentica, ha intrecciato poliedricamente la professione di architetto a diverse attività: servizi al turismo, organizzazione di mostre, fotografia, creazione di gioielli, gestione immobiliare. Indaga la storia, compendio ed espressione della natura umana, con un approccio “olistico”, uno spiritualismo cosmico unito al sincero interesse per la natura e la vita terrena. Da alcuni anni ha iniziato a scrivere saggi e racconti.
L’ILLUSTRATRICE: Rami Calò disegna e dipinge da sempre ma soprattutto ama creare immagini per le storie che scrive. Questa volta, però, è stata catturata da Angela che casualmente, ad una mostra, ha visto un’assonanza con il suo modo di illustrare racconti. Le è bastato leggerne uno per lasciarsi trascinare senza opporre resistenza…





Massimo Costa –
“Il libro di Angela Terrazzini raccoglie una serie di racconti ucronici sulla città di Palermo. Parte da luoghi e fatti realmente accaduti, e ne sviluppa una storia parallela, positiva, mai avvenuta, ma sempre possibile.
Gli episodi sono tutti o quasi di un tempo recente ma già “lontano”. Molti fatti sono del secondo Novecento, qualcuno del primo, uno va un po’ più indietro nel tempo. Ma il tempo in questo racconto non è affatto lineare, e l’autrice ci tiene a specificare che il filo del tempo va avanti, indietro, si ferma, ritorna…
Il passato è un passato recente, ancora vivo in alcune parti della nostra città, e quindi anche presente, e forse anche futuro, per i possibili sviluppi che il lettore immagina.
A parte la piacevolezza della lettura e la capacità descrittiva dei personaggi di queste storie, la mia impressione è che il testo abbia una doppia chiave di lettura, una – per così dire – sociale, e un’altra strettamente letteraria, a tratti quasi lirica.
Sono molte le impressioni e le emozioni che il testo suscita. Sotto il primo profilo, quello “sociale”, traspare l’amore dell’autrice per la propria città. L’ucronia è uno strumento per immaginare un’altra città possibile. Palermo è bella, e per definizione e tradizione “felice”. Ma è riuscita nel recente passato, ad avere anche qualche soluzione infelice, barbara, “brutta” in una parola. Con molto garbo, l’autrice ci dà un’indicazione per pensarla diversa, e per trasformare il “brutto” in “bello”. Poco importa se taluni esiti, nella finzione letteraria, sono del tutto fantastici. Le possibilità dell’immaginazione umana degli spazi è un libro aperto. Sta a noi, come cittadini, nell’alto senso della parola, costruire o ricostruire ciò che è andato storto.
Ma ciò che mi ha colpito forse di più è l’aspetto strettamente letterario. Le storie, infatti, con una ricostruzione meticolosa di spazi, luoghi, persone, ambienti, ci dimostra che i “posti” che noi conosciamo non sono solo fatti di pietre, di cose, di vie… La città, e i suoi diversi ambienti, sono composizioni organiche di cose e persone che le vivono, che danno un senso a quei luoghi e a quelle “pietre”. L’autrice è riuscita, a trasmettere alla perfezione l’atmosfera che si doveva vivere – quasi come in una macchina del tempo – in contesti ormai dimenticati, sia che siano relativamente lontani, come le linee del tram, sia che siano relativamente vicini, come il “Roney” o il “Viale Strasburgo” ai tempi della sua urbanizzazione. Pare di essere lì, di condividere con i personaggi gli umori, i colori, gli odori di una Palermo che è stata. In questo mi sento vivamente di consigliare questa esperienza. Rivivendo la Palermo che “è stata”, si guarda inevitabilmente con occhio diverso a quella che “è”, ma non si può distogliere la mente da quel che “potrebbe essere” e che “sarà”.”
Silvano Riggio –
“Cronache di una città possibile – racconti ucronici” è un titolo insolito e dalle assonanze esoteriche, sufficiente da solo a stimolare la curiosità e a motivare l’interesse per la raccolta di racconti che Angela Terrazzini ha illustrato di fronte a un folto pubblico nei locali vetusti della Fonderia Oretea. Motivo di attrazione è il binomio di città possibile, chiaramente riferita a Palermo, ma è l’aggettivo ucronico, al di fuori del tempo, che desta maggiore curiosità. Ucronico, termine colto inusuale coniato dal greco, non indica la mancanza del tempo – che comporterebbe l’alfa privativo -, ma la negazione “ou” del tempo che ci porta ad un’altra dimensione, una inesistenza del tempo totalmente fantastica ed aliena dalla realtà simile a un vuoto cosmico . Ci porta a ciò che poteva esserci e non c’è stato ma che era una plausibilità, qualcosa assolutamente normale che però non è avvenuto. E’ questa la dimensione dell’impossibile, protagonista dei sogni, ma soprattutto del potere ludico del fantasticare. Quest’ultimo è tipico delle situazioni individuali di disimpegno, meglio definite dall’otium dei latini che non era il rifiuto del lavoro, ma l’abbandonarsi alla libera fantasia. E’ al contempo un piacere sottile di godimento per ciò che ci si aspetta o si desiderava, e amaro rimpianto per quello che non c’è stato o che è svanito nel nulla. E’ la tristezza che assale nella raggiunta consapevolezza delle occasioni perdute. E’ la presa di coscienza dell’inutilità della nostra esistenza di chi fa una stima al ribasso del passato e trova che quello che si voleva fare o vedere non si realizzerà più, o mai più. E’ questa la sensazione di chi è vissuto a Palermo, di chi non ha voluto abbandonare questa città e contempla il suo passato e il suo futuro con un sentimento misto di amore e di odio: è infine la delusione che si cova per un amore non corrisposto, misto di trasporto sentimentale e di rancore per chi ci ha rubato l’aspettativa di gioia, è quella che somiglia molto alla gelosia per chi ha goduto il furto della nostra felicità. E’ questo che sedimenta nell’animo al termine della lettura critica del volumetto di Angela Terrazzini, maliziosamente illustrato dai pennelli della brava disegnatrice, Rami Calò, capace di dare forma e colore ai sogni.